Aiutare per mestiere
Tratto da "L'amore dello Spirito" di Bert Hellinger
Aiutare sotto forma di dare e prendere
Aiutare è qualcosa di molto umano. Aiutiamo volentieri gli altri, perché anche noi siamo stati aiutati. Aiutando gli altri possiamo prendere più facilmente ciò che abbiamo ricevuto dagli altri. Se riceviamo senza dare, possiamo difficilmente tenere per noi ciò che ci è stato donato. Se anche noi diamo, possiamo tenere ciò che abbiamo ricevuto più liberamente e volentieri.
Aiuto professionale
L'aiuto professionale è qualcosa di completamente diverso. Nell'aiuto professionale, come le costellazioni familiari, la psicoterapia, ma anche l'aiuto medico, si tratta spesso di vita o di morte. E si tratta di svilupparsi e crescere nel modo più adeguato.
Quando possiamo aiutare?
In mano di chi sono la vita e la morte? Sono nelle mani del facilitatore? Chi si comporta come se la vita e la morte degli altri fossero nelle sue mani, pretende di possedere una grandezza che compete solo a Dio o a quella forza che sappiamo nascondersi dietro queste parole. Di conseguenza, per quanto riguarda la vita e la morte delle altre persone, è opportuno ritrarsi. Possiamo dunque aiutare? Sì. Ma solo se siamo in armonia con le forze superiori che decidono della vita e della morte delle persone. Cosa sono queste forze? Innanzi tutto il destino, che ognuno acquisisce tramite la propria famiglia e le proprie origini. Ognuno di noi è figlio di un padre, di una madre e di molti antenati. In questa grande famiglia si sono verificati molti avvenimenti che influiscono sul figlio. Questi avvenimenti agiscono nel presente trasformandosi nel suo destino. Per aiutare qualcuno, dobbiamo quindi rispettare il suo destino e dobbiamo entrare in collegamento con questo destino e ciò che ha causato.
Aiutare con rispetto
Cosa implica in pratica? Innanzi tutto dobbiamo riservare un posto nella nostra anima ai genitori della persona che si rivolge a noi, con amore e rispetto, indipendentemente da come queste persone sono state e da ciò che ci dice di loro l'altro. Se ad esempio si lamenta del padre o della madre, si lamenta del proprio destino. E si lamenta di Dio o di ciò che cela per noi questa parola.
Se faccio spazio nella mia anima per ciò che dice dei genitori, mi ergo, come lui, sopra il suo destino e sopra Dio. Come posso aiutare in questo modo? Mi trasformo nel suo creatore. Se mi comporto in questo modo, cos'accade nella mia anima? E cosa forse anche nel mio corpo e alla mia salute? Può qualcuno accettare questo tipo di aiuto senza correre il più grande dei pericoli e senza farlo correre all’altro?
Aiuto sicuro
Se osserviamo ciò che fanno molti facilitatori e la cecità con cui procedono, se lo osserviamo da vicino e lo accogliamo nella nostra anima, ci rendiamo conto di quanto profondamente dobbiamo cambiare perché il nostro aiuto sia sicuro.
Qual è il modo di procedere sicuro? Qualunque cosa qualcuno dica dei proprio genitori, io come facilitatore li guardo con profondo rispetto e amore. Poi guardo i suoi antenati e il destino di questa famiglia e m’inchino di fronte a tutto ciò. In questo modo sono in armonia con questo destino e con tutti i retroscena e con la grande anima che agisce. Quando sono in armonia, mi rendo conto se posso fare qualcosa e cosa posso fare. Oppure se devo ritirarmi, se non devo fare niente e se posso o devo dire all’altro ciò che percepisco. Talvolta l’armonia mi comunica qualcosa che appare duro, ma che invece è in armonia con il destino. Talvolta mi rendo conto di dover lasciare perdere e lo dico. Anche questo può sembrare duro, ma è comunque in armonia con l’altro, con la sua anima e il suo destino.
Aiutare gli altri a crescere
Aiutare implica favorire la crescita, la crescita interiore. Come può qualcosa crescere?
Innanzi tutto deve essere nutrito. In secondo luogo deve imporsi contro le forze che ostacolano la crescita. Gran parte dell'aiuto si concentra sul nutrire e si spaventa di fronte al conflitto. Ciò significa che si pretende dall'altro che sappia gestire le avversità.
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