La svolta del destino
Tratto da "Riconoscere ciò che è" di Bert Hellinger
Lei parla così tanto della dedizione al destino. In che rapporto sta con l'impegno?
Il destino è qualcosa che è predeterminato a qualcuno e non lo si può definire con precisione. Una persona che si impegna si sente chiamata a qualcosa.
Esiste una predestinazione per ogni persona?
Predestinazione è una parola grossa. Preferisco dire: siamo presi a servizio. Ciò ha a che fare con una meta, verso la quale la persona si dirige. D'altronde il singolo è limitato dalle circostanze: per esempio da malattie, costituzione fisica, nazione e popolo. Egli si sviluppa all'interno dei limiti prestabiliti. Se si accorda a essi, ne trae forza per una vita piena e soddisfacente.
Come terapeuta guardo per ogni persona: dove porta la sua strada, in che direzione? E dove sono i suoi limiti? La porto quindi ad accordarsi a questi limiti. Non do spazio all'illusione, come se i suoi sogni potessero diventare realtà.
Fa anche parte del destino prendere su di sé le conseguenze del proprio agire e della propria colpa. Che uno abbia questa partner, questo lavoro, questi figli. Che sia limitato dal fatto di avere poche speranze nella vita, che lavori per fallire e che forse questa sia una condizione che appartiene al suo destino. Esiste anche questo. Non voglio interferire qui. Faccio quello che deve fare lui. Mi accordo a questo destino. Proprio perché mi accordo a esso in questo modo, posso trovare, all’interno dei limiti prestabiliti, delle vie che possono essere utili.
Non esiste un intervento che possa cambiare il destino?
Naturalmente. Ciò che cambia il destino non va contro questo destino. La possibilità di un cambiamento è a volte un dono inerente a esso. Se però vedo che i tempi non sono maturi, non intraprendo niente.
Questo modo di pensare è piuttosto premoderno o postmoderno. L'uomo moderno parte dal presupposto che ha la vita nelle sue mani, che è lui a determinare il suo destino. Si dice anche: tu ti crei il tuo destino. Non esiste anche, entro la cornice di questo destino, qualcosa come una propria creazione di felicità e infelicità?
Certo che esiste. Ma esiste anche la possibilità di andare insieme e di subordinarsi. Se qualcuno si accorge di essere preso a servizio e si conforma a ciò, si ritrova a percorrere vie che non poteva neanche immaginare. La meta non è chiara e i passi successivi sono oscuri. Sente di essere in risonanza con qualcosa, ma non sa dove questo lo porti, allora di regola viene guidato verso qualcosa di molto più grande e appagante di quanto possa raggiungere chi fa solo affidamento su se stesso. Poiché il fare crea opposizioni.
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