La devozione
Tratto da Mistica Naturale capitolo La purificazione di Bert Hellinger
La devozione guarda ciò che è vicino e ciò che è lontano. Soprattutto la proviamo per ciò che è vicino. Per esempio la grande natura o il cielo stellato e la sua vastità che ai nostri occhi appare infinita. Eppure anche il cielo appartiene per noi al mondo vicino. I bambini guardano con devozione i loro genitori. Senza genitori, si sentirebbero perduti. Eppure la loro devozione è più che un sentimento di dipendenza. Piuttosto è un sentimento di amore profondo e profonda devozione. Per i figli, i genitori sono il mondo vicino e imprescindibile. Del resto, fin dalla più tenera età i figli vengono introdotti dai loro genitori ai concetti, alle immagini e alle pratiche religiose e i bambini imparano così a pregare e provare devozione per qualcosa di più grande.
Anche da adulti, spesso continuiamo ad essere posseduti da quelle immagini. Solo che ai genitori subentrano altre persone. Per esempio partner, amici, persone delle quali sappiamo di dipendere o che ci hanno dato un aiuto particolare - quasi fossero genitori in carne ed ossa. Anche nei loro confronti sviluppiamo sentimenti simili a quelli che abbiamo provato da bambini sia nei confronti dei genitori, sia nei confronti di Dio. Sono i sentimenti di dipendenza, devozione e timore. Questi sentimenti sono il tentativo di mantenere con certe persone una relazione di dipendenza. Dunque una relazione di vicinanza che non va bene né per noi né per loro. Il sentimento di vicinanza, infatti, ci separa da qualcosa che è al di là di quelle persone. Ed è a questo qualcosa che dovremmo rivolgere la nostra vera devozione, il nostro vero amore.
Come si fa a trovare la devozione e l’amore? Come si fa a ritrovarli quando li abbiamo persi di vista e ce ne siamo allontanati? Li ritroviamo se ci allontaniamo dalle persone che per noi hanno preso il posto di ciò che è ultimo e congedandoci definitivamente da loro. Questo congedo ha un prezzo, lo stesso che ci è costato allontanarci da ciò che è ultimo.
Il premio per il prezzo che paghiamo è la purificazione che ci unisce di nuovo a ciò che è lontano.
Cos’è ciò che è ultimo e che dimentichiamo ed escludiamo con tanta facilità quando la nostra devozione, le nostre aspettative e il nostro timore si orientano verso qualcosa di vicino? E’ quella forza che muove tutto così com’è. La forza da cui dipende ogni altro movimento. Da cui dipende, in questo senso, anche ogni movimento che ci aiuta e ci procura ciò di cui abbiamo bisogno. Al tempo stesso, questa forza è anche il movimento che ci sfida e che ci porta alla conoscenza, oppure ci minaccia ed espone al pericolo. E’ anche il movimento che ci porta dolore e perdita e che ci fa paura. Facilmente dimentichiamo che quest’ultimo movimento è un movimento divino - divino in un senso onnicomprensivo e ultimo, a noi pressoché celato.
Come possiamo restare uniti con la forza che muove noi e tutto il resto? Come possiamo mantenere il contatto con ciò che è vicino senza perdere il contatto con la forza che tutto muove?
Non smettendo mai di vedere all’opera ciò che è ultimo in tutto ciò che è vicino. Qualunque cosa ci accada di buono o vantaggioso e qualunque danno o sofferenza ci colpisca per mano di altre persone, fintanto che il nostro sguardo resta concentrato su di loro, perdiamo il contatto con questa forza. Dobbiamo scorgere al di là di ciò che è vicino e con devozione rimanere in attesa.
La devozione per l’essenza ultima e onnicomprensiva include la devozione per ciò che è vicino. Solo questa rende onnicomprensiva e piena anche la devozione per ciò che è vicino.
La devozione per ciò che è ultimo è rivolta al tutto e al tempo stesso a ogni singola cosa, non importa se vicina o lontana.
Che cos’è quindi veramente importante nella devozione? Riconoscere in ciò che è vicino l’opera di ciò che è lontano e di ciò che è ultimo. Assecondare questo movimento da un lato ci rende soli. Restiamo soli con questa forza e con la sua volontà. Dall’altro ci rende anche indipendenti, autonomi e liberi. Alla fine a chi possiamo veramente affidarci? A questa forza, a lei soltanto. Come? Senza timore, liberi da intenzioni e paure, completamente devoti a lei, da lei mossi e portati. Questo ci separa dagli altri? In un certo senso sì, ma al tempo stesso rende anche loro liberi e capaci di essere al servizio di ciò che è ultimo. Anche allora continueremo a esserne separati? Al contrario. Tutti sono ugualmente al servizio e restano intimamente e particolarmente vicini gli uni agli altri.
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