Compensazione, amore e vendetta
Chi si ritiene troppo buono per essere cattivo distrugge la relazione
Tratto da "Riconoscere ciò che è" di Bert Hellinger
Se qualcuno mi fa del male, sento l'esigenza di danneggiarlo in qualche modo anch'io. È un'esigenza di vendetta. Se mi riesce, l'equilibrio si ristabilisce.
Se invece semplicemente perdono chi mi fa del male, rimango in una posizione di superiorità, e l'altro non può più fare nulla per tornare a instaurare un rapporto di uguaglianza - a meno che non diventi ancora più cattivo con me.
In effetti, se per motivi ideologici o religiosi l'esigenza di compensazione nel male viene disprezzata, si avranno delle brutte conseguenze. Un tale atteggiamento viola l'esigenza di compensazione.
Se invece pretendo un risarcimento dall'altro, la relazione può ritornare in ordine. Anch'io devo dunque fargli del male, o pretendere da lui qualcosa che gli pesi. Per salvare la relazione, però, bisogna che il male che infliggo all'altro sia leggermente inferiore al male che mi ha arrecato lui. Per amore, quindi, ricambio il bene con qualcosa in più, e il male con qualcosa in meno.
Un esempio: un uomo ha offeso la moglie, insultandola: "Sei proprio come tua madre!" o qualcosa del genere. La moglie allora, se si sente molto offesa, deve a sua volta ingiuriarlo in qualche modo - e in un modo che gli faccia male.
Questa è una lezione che molti non capiscono: che ci vuole una compensazione sia nel bene che nel male. Dove regna l'amore, però, si compensa nel bene dando all'altro qualcosa in più, e nel male dando all'altro qualcosa in meno. Di conseguenza l'amore ha una prospettiva, anche quando si devono compensare degli aspetti negativi.
Un altro esempio: in Sudafrica ho accettato di essere il responsabile di una scuola - una grande scuola d'élite. Ero rettore e allo stesso tempo parroco. Un Giovedì santo gli scolari vollero mettermi alla prova. Mi dissero che volevano approfittare del giorno festivo per andare in città. Acconsentii, ammonendoli però di essere di ritorno puntuali per la messa. In effetti avevo bisogno di loro per il coro. Loro invece tornarono tutti insieme appena verso sera. Mi avevano dunque fatto un torto; quindi, per ristabilire l'ordine, si doveva trovare un modo di compensarlo. Nella scuola vigeva una specie di autogestione. La sera chiamai così i rappresentanti della scolaresca e li lasciai a sedere per un quarto d'ora senza dire niente.
Poi dissi: "La disciplina è stata infranta. Voi volete ricevere qualcosa da me e dalla scuola, non è vero? Ammettiamo che io non voglia concedervi più nulla, in questo caso cosa farete? Dovete riguadagnare la mia fiducia. Vi faccio perciò una proposta: domani chiamate a raccolta tutti gli studenti e discutete con loro un modo per ristabilire la disciplina"
Il giorno seguente, dopo essersi consultati per quattro ore, mi hanno fatto una proposta, che però non era sufficiente per pareggiare i conti. "Questo è ridicolo," dissi, "consultatevi ancora una volta." Dopo essersi consultati di nuovo per quattro ore, mi fecero la seguente proposta: "Durante le vacanze lavoreremo per un giorno intero, mettendo in ordine il campo di calcio". Fui d'accordo. Ma dopo mezza giornata di lavoro, dissi loro che poteva bastare. Così sono venuto loro incontro. Da allora non ebbi più problemi di disciplina.
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